Ci sono luoghi che, prima ancora di rapirci gli occhi, ci rapiscono la mente. Veri e propri Topoi letterari, che si nutrono di parole, lette o ascoltate, talmente potenti che le immagini evocate lasciano il mondo della fantasia e invadono la realtà. Immagini talmente vivide che si ha la sensazione di averli visitati, questi posti.
E poi, finalmente, un giorno realtà e fantasia si incontrano, e gli effetti possono essere i più disparati. La sensazione di “dejà vu” può essere confermata, è bello, ti senti a casa. La realtà può superare la fantasia, ed è ancora più bello, perché ciò che nasce dal connubio occhi-cuore riuscirà a sorprenderti, a emozionarti ancora, come se fosse la prima volta. Oppure, il mondo reale può colpirti come un pugno nello stomaco, e lasciarti con l’amaro in bocca, e la voglia di rifugiarti nel luogo che non c’è.
Uno di questi luoghi per me è stata la Prospettiva Nevskij. Appena scesa dal treno a S. Pietroburgo, avevo gli occhi lucidi al pensiero che, di lì a poco, avrei camminato anche io su uno dei luoghi simbolo della letteratura russa. Nei miei occhi estasiati scorrevano immagini di principi idioti, cavalieri di bronzo, impiegatucci alla ricerca del proprio cappotto… mi sembrava di vederlo, poi, quel Raskol’nikov errabondo in cerca di redenzione.
E invece di quel luogo magico… che mi trovo? Un viale super trafficato, pieno di negozi griffati ai lati, più simile a una via dello struscio che al meraviglioso scenario di notti bianche. E pensare che su quei marciapiedi, più di un secolo fa, potevi incontrare scrittori e artisti che avrebbero lasciato un’impronta indelebile nella letteratura mondiale… Non potete immaginare la mia delusione…
Ho rinnegato la triste realtà odierna. Ed è per questo che, per me, l’atmosfera della Prospettiva Nevskij rimarrà questa:
E voi? Avete un luogo dell’anima, costruito nel vostro cuore? E, se c’è stato, come è stato l’incontro tra realtà e immaginazione?
Ax, Moskva, moja Moskva, sto ze tj sdelala so mnoju? 







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