Archive for the 'Dei massimi sistemi' Category

L’incompiuto

Un numero: da solo non dice nulla, ma inserito in una seppur breve sequenza di dati indica un destino già segnato.

Dopo la sentenza, i dolori, così simili in intensità a sensazioni già provate, ma con un esito ben diverso: li aspettavo, li ho vissuti e ho tirato un sospiro di sollievo per aver evitato ben altri interventi risolutivi. E, alla fine della tempesta, alla conta dei danni, ho riconosciuto quel germoglio incompiuto in mezzo ad altro “materiale”… mi è venuto spontaneo farlo tornare in acqua, l’unico elemento che abbia conosciuto, per farlo sentire a casa nell’ultimo viaggio.

E che sensazione strana rifare in parte la nota trafila clinica, stavolta con opposti scopi diagnostici. Stendersi su un lettino per  una eco che doveva essere ostetrica e di colpo si è trasformata in ginecologica, e ritornare con la mente indietro di due anni, quando quegli stessi mezzi ci hanno fatto ascoltare per la prima volta il cuore del Folletto.

Non ho fatto in tempo a rendermene davvero conto, è passata poco più di una settimana tra l’inizio e la fine, e a conti fatti è meglio così. Sono stupita io stessa dalla mia reazione, dalle mie emozioni così controllate, posate. Ma non represse. Ho pianto il necessario per sfogarmi, quando ormai non avevo più dubbi su quanto sarebbe successo, poi mi sono asciugata le lacrime e ho solo cominciato a sperare che tutto avvenisse nel modo più naturale possibile, e così è stato.

Ho sperimentato l’incompiuto, non sono la prima e non sarò – ahimè – l’ultima. Non mi sento depressa, né inconsolabile per questo e, soprattutto, continuo ad avere un’incrollabile fiducia nella natura. Che sa il fatto suo, e se non c’è stato un seguito vuol dire che così doveva andare,  che quel germoglio non aveva la forza di trasformarsi in rigogliosa pianta.

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Communication

La pace viene dalla comunicazione.

La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.

L’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto.

Colui che parla senza modestia, troverà difficoltà nel far capire che ciò che dice è una cosa buona.

For 27 years Ive been trying to believe and confide in
Different people I’ve found.
Some of them got closer than others
And someone wouldnt even bother and then you came around
I didnt really know what to call you, you didnt know me at all
But I was happy to explain.
I never really knew how to move you
So I tried to intrude through the little holes in your veins
And I saw you
But thats not an invitation
Thats all I get
If this is communication
I disconnect
Ive seen you, I know you
But I dont know
How to connect, so I disconnect

You always seem to know where to find me and Im still here behind you
In the corner of your eye.
Ill never really learn how to love you
But I know that I love you through the hole in the sky.

Where I see you
And thats not an invitation
Thats all I get
If this is communication
I disconnect
Ive seen you, I know you
But I dont know
How to connect, so I disconnect

Well this is an invitation
Its not a threat
If you want communication
Thats what you get
Im talking and talking
But I dont know
How to connect
And I hold a record for being patient
With your kind of hesitation
I need you, you want me
But I dont know
How to connect, so I disconnect
I disconnect.

Potrei, in un giorno speciale

Potrei, in questo giorno speciale, dirti che è stato amore a prima vista, che appena ho incrociato il tuo sguardo ho dimenticato tutto il dolore e la fatica del parto, perché l’emozione della tua presenza ha spazzato via il resto.                  E invece ti dirò che quando sei nato ero troppo stanca e provata per sentire una qualsiasi emozione, ricordo però molto bene la sensazione di svuotamento fisico nell’attimo esatto in cui sei sgattaiolato fuori, il sollievo per avercela fatta ed aver evitato un taglio sulla pancia.

Potrei dirti ti ho trovato subito bellissimo e che mai suono fu più celestiale del tuo pianto.                                                            E invece ti dirò che non ti ho trovato né bello né brutto, ma solo disorientato almeno quanto me. E non ho fissato nella mente il tuo primo pianto, però ricordo che quei minuti tra la nascita e il nostro primo contatto – ritardato dai lavoretti di ricamo della ginecologa – mi sono sembrati, questo sì, interminabili.

Potrei dirti che quando ti hanno appoggiato tra le mie braccia, ci siamo riconosciuti al volo, io mamma tu bimbo, e che ti sei calmato appena hai sentito il battito del cuore.                                                                                                                             E invece ti dirò che ero tremendamente intimorita, e che avrei voluto aiutarti di più nella tua frustrante ricerca di un capezzolo sfuggente ma non sapevo proprio come muovermi, con la flebo e tutti i fili delle apparecchiature varie ancora attaccati. Ti dirò che il timore si è trasformato in paura, quando anche il tuo papà è dovuto uscire e siamo rimasti da soli.

Potrei dirti che non vedevo l’ora di uscire da quell’asettico ospedale, per poter cominciare la nostra vita di famigliola, finalmente insieme, nella nostra intimità.                                                                                                                                      E invece ti dirò che avevo il terrore di ritrovarmi a casa sola con un pupetto così piccolo, mi sentivo schiacciata dal peso della responsabilità, guardavo la mia vicina di letto così impaziente di essere dimessa e mi chiedevo “Ma come fa?”. Mi guardo indietro adesso, e mi accorgo che sola non sono mai stata, ma tant’è…

Potrei, in questo giorno così speciale, dirti che si è subito creata empatia tra noi, che ti ho sempre capito e ho sempre saputo in cuor mio quale era la cosa giusta da fare con te, perché l’istinto di mamma non sbaglia mai.                               E invece ti dirò che ho sbagliato, più di qualche volta, che i tuoi pianti all’inizio non li sapevo decifrare e scambiavo fame per coliche o viceversa, e, che, soprattutto per la questione allattamento, mi sono a lungo sentita un’incapace. Ti dirò che l’istinto di mamma si è affinato col tempo, perché col tempo abbiamo imparato a conoscerci.

Potrei, in un giorno così speciale, decantare le meraviglie di questo attaccamento viscerale che ci ha unito fin dal primo istante, senza che il taglio del cordone ombelicale potesse minimamente intaccarlo.                                                      E invece ti dirò che ti ho riconosciuto subito come una persona A SE’, come ALTRO da me, e che, probabilmente a causa delle turbolenze iniziali, non ti ho guardato fin dal primo istante con gli occhi a cuoricino, ma anzi nei primi mesi ti guardavo pure con un certo distacco. Ti dirò che, forse per il mio carattere così razionale, poco incline ai colpi di fulmine, il mio è stato un innamoramento lento, ma in costante e inarrestabile crescita. Che il nostro legame extrauterino non ha nulla a che vedere con quanto abbiamo vissuto nei nove mesi di coabitazione, è un legame ex-novo, che si è rinsaldato passo dopo passo e, a sorpresa, si sta rivelando altrettanto viscerale.

Potrei dirti che ho fissato questi pensieri proprio oggi, 1° dicembre 2010, in questo giorno così speciale in cui raggiungi un traguardo importante, tra un festone e una torta su cui campeggia un’unica, solitaria candelina, la prima di una lunga serie. Una festa per te, ma anche per me.                                                                                                                     E invece ti dirò che questi pensieri sono scaturiti domenica, dopo che ti ho portato nel lettone con me per il riposino, e ti sei accoccolato tra le braccia, addormentandoti all’istante. Ti guardavo, moccoloso e un po’ insofferente a causa del primo raffreddore della tua vita, i tuoi ricci scompigliati, una manina che stringeva Orsonanna e l’altra che cercava la sicurezza del contatto. Sono rimasta a guardarti un bel pezzo, avrei continuato tutta la mattina, e non sai quanto mi è spiaciuto cedere al richiamo delle faccende domestiche. Volevo consolarti, proteggerti, guarirti. Ed è stato lì, in quel momento, tornando indietro con la memoria ai primi momenti e a tutti quelli che sono seguiti negli ultimi 365 giorni, è stato in quel momento che tutto l’amore costruitosi pian piano si è espresso in tutta la sua pienezza.

Buon compleanno, amore mio.

8 novembre 2010

Una giornata lunga lunghissima sul lavoro, timbri e sai già che quando uscirai sarai di nuovo avvolta nelle tenebre e ti sembrerà di non aver vissuto. Nuvoloni neri che si susseguono, ombrelli che si aprono e chiudono ritmicamente. La preoccupazione che i livelli di guardia dei fiumi circostanti raggiungano i picchi della settimana scorsa. E POI… un tramonto spettacolare con tutte le gradazioni del cielo, gustato – ahimé –  dalla finestra dell’ufficio ti riconcilia con il mondo.

Un risotto con gli ossobuchi un po’ fantasioso cucinato dal marito. Polemiche tra moglie e marito sulla preparazione della suddetta ricetta (la gremolada non si sente/sì, si sente, il risotto meglio a parte o cucinato insieme alla salsina, sì, ma se lo cucini con la salsina niente zafferano che mi copre tutto, etc.). Occhi stanchi, per tutti.  Una poltrona e ancora nuove discussioni, questa volta si parla di lavoro e dell’abisso tra pubblico e privato. Sì, c’è nervosismo.
E POI… il tuo bimbo, per la prima volta, si stacca dal divano e, senza pensarci troppo, fa i suoi primi favolosi passetti verso di te. E ti riconcilia con tutto, per molto molto tempo.

Tu piccoletto, sei così. Mi sorprendi con le tue conquiste, sempre. Trasformi una giornata qualunque, e anche un pochino storta, in un momento di festa. Senza preavviso, cancelli di colpo stanchezza e nervoso, e scolpisci nel cuore momenti indelebili, che il mio cuore di mamma serberà sempre. Ti ringrazio per aver aspettato proprio questo giorno, 8 novembre 2010, proprio quell’attimo, e, soprattutto, proprio ME e il tuo PAPÁ,  per lanciarti alla scoperta della vita.
Ora si apre una nuova fase, per tutti. Da adesso in avanti, i tuoi passi saranno sempre meno incerti e scoprirai man mano la gioia di correre ed esplorare da solo la realtà (anche se per il momento, dopo un paio di bis ieri sera, ora non vuoi più staccarti…chissà forse hai cominciato a pensare troppo a cosa stavi facendo!). La tua mamma dovrà avere mille occhi, rimboccarsi le maniche e rincorrerti un po’. Ti dovrà lasciare andare, quando la tua voglia di conoscere il mondo e la sua sostanza avrà la meglio sulle coccole in braccio. Dovrà imparare a lasciarti cadere, perché in fondo serve anche quello.  Ma sappi che, come ieri sera, quando vorrai le sue braccia saranno sempre pronte ad accoglierti.

Aprimi, o Signore, il sentiero della vita
e guidami sulle strade dei tuoi desideri;
insegnami i paesi della tua dimora
e fa risplendere ai miei occhi la meta delle mie fatiche.
[…] Concedimi di capire gli uomini
che incontro sul mio cammino
e il dolore che nascondono,
quelli che dividono con me la fatica della strada,
l’amore dell’avventura,
la soddisfazione della scoperta.
[…]Fammi sentire la voce della strada:
quella che mi invita sulle vie del mondo
a conoscere sempre più i segni del tuo amore,
quella che batte il cammino dei cuori,
che conosce il sentiero delle altezze
dove tu abiti nello splendore della verità.

Semplicemente

Dal luogo in cui abbiamo ragione i fiori non spunteranno mai in primavera.
Il luogo in cui abbiamo ragione è duro e a lungo calpestato come un cortile.
Ma i dubbi e gli amori rivoltano il mondo come una talpa.
E sentiremo un sussulto dove la casa in rovina un tempo sorgeva intatta. (Yehuda Amichai)

Sms ricevuto da un amico alle 7 del mattino. Ha letto una bella frase e l’ha voluta condividere.
Così, la volevo condividere anche io.

Trailers e amare verità

Ti rendi improvvisamente conto che stai invecchiando quando ti accorgi che nella lista dei protagonisti dei film in uscita, 3/4 per te sono degli emeriti sconosciuti. E che quando finalmente scorgi finalmente un attore “dei tuoi tempi”, egli ormai interpreta la madre o il padre del protagonista. Sigh.

Forse dovrei andare un pò più spesso al cinema. Doppio sigh. 

Legge di Murphy

Non c’è nulla da fare. Le Leggi di Murphy sono sempre attuali e trovano innumerevoli campi di applicazione. Chi può contraddire la matematica legge secondo cui una fetta biscottata cade sempre dal lato della marmellata?

Io ci aggiungo un corollario. Se il tuo nano, mentre lo prendi dal fasciatoio per portarlo sotto l’acqua decide in un primo impeto di  indipendenza di afferrare il pannolino sporco di cacca e trascinarselo dietro per poi farlo cadere rovinosamente a terra…

SECONDO VOI, memori di Murphy, DA CHE PARTE potrà mai cadere il pannolino sul pavimento?

Sì, sì, proprio quello! 😦 


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