Archive for the 'Il mistero della vita' Category

L’incompiuto

Un numero: da solo non dice nulla, ma inserito in una seppur breve sequenza di dati indica un destino già segnato.

Dopo la sentenza, i dolori, così simili in intensità a sensazioni già provate, ma con un esito ben diverso: li aspettavo, li ho vissuti e ho tirato un sospiro di sollievo per aver evitato ben altri interventi risolutivi. E, alla fine della tempesta, alla conta dei danni, ho riconosciuto quel germoglio incompiuto in mezzo ad altro “materiale”… mi è venuto spontaneo farlo tornare in acqua, l’unico elemento che abbia conosciuto, per farlo sentire a casa nell’ultimo viaggio.

E che sensazione strana rifare in parte la nota trafila clinica, stavolta con opposti scopi diagnostici. Stendersi su un lettino per  una eco che doveva essere ostetrica e di colpo si è trasformata in ginecologica, e ritornare con la mente indietro di due anni, quando quegli stessi mezzi ci hanno fatto ascoltare per la prima volta il cuore del Folletto.

Non ho fatto in tempo a rendermene davvero conto, è passata poco più di una settimana tra l’inizio e la fine, e a conti fatti è meglio così. Sono stupita io stessa dalla mia reazione, dalle mie emozioni così controllate, posate. Ma non represse. Ho pianto il necessario per sfogarmi, quando ormai non avevo più dubbi su quanto sarebbe successo, poi mi sono asciugata le lacrime e ho solo cominciato a sperare che tutto avvenisse nel modo più naturale possibile, e così è stato.

Ho sperimentato l’incompiuto, non sono la prima e non sarò – ahimè – l’ultima. Non mi sento depressa, né inconsolabile per questo e, soprattutto, continuo ad avere un’incrollabile fiducia nella natura. Che sa il fatto suo, e se non c’è stato un seguito vuol dire che così doveva andare,  che quel germoglio non aveva la forza di trasformarsi in rigogliosa pianta.

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22.11

Saresti dovuto nascere 365 giorni fa. Mi piaceva questa data, così simmetrica, così completa, quasi musicale.è una data che ho ripetuto all’infinito, nella lunga trafila clinica che ha accompagnato il lievitare del pancione. Mi ci ero molto affezionata. Saresti dovuto nascere nel giorno di Santa Cecilia, patrona della musica… mi piaceva l’idea. Ma poi, birbantello, hai deciso che nel tuo idromassaggio personale si stava decisamente bene, e  poi quale numero migliore per un inizio di vita, se non l’1, principio di tutto? E così, hai atteso che la rotellina con il conteggio delle settimane di gravidanza giungesse al termine, non pago hai voluto che anche la pagina del calendario venisse strappata e l’ultimo pezzo dell’anno facesse capolino, prima di lasciare definitivamente il tuo mondo sommerso.

Eppure questa data, 22.11, mi è rimasta nel cuore. Ricordo come fosse ieri tutte le sensazioni di quel giorno. Superata la crisi del Oh-Mio-Dio-ma-sta-per-arrivare-ce-la-farò???, ero pronta ed impaziente di affrontare anche l’ultimo pezzo del viaggio. Ricordo la delusione del primo monitoraggio, con il suo responso “non si muove nulla”. Ricordo le passeggiate, il viso calmo di mio marito, i pomeriggi a punto croce, i consigli per stanarlo. Lo scivolare nel sonno cullata dal pensiero che quella notte poteva essere quella buona.

Stamattina, quando sul display della radio è apparsa questa data, ho rivissuto tutte queste sensazioni… e sono andata a lavoro contenta, nonostante fosse lunedì.

Che poi, 22.11 è palindromo di 1.12… tutto torna... 🙂

8 novembre 2010

Una giornata lunga lunghissima sul lavoro, timbri e sai già che quando uscirai sarai di nuovo avvolta nelle tenebre e ti sembrerà di non aver vissuto. Nuvoloni neri che si susseguono, ombrelli che si aprono e chiudono ritmicamente. La preoccupazione che i livelli di guardia dei fiumi circostanti raggiungano i picchi della settimana scorsa. E POI… un tramonto spettacolare con tutte le gradazioni del cielo, gustato – ahimé –  dalla finestra dell’ufficio ti riconcilia con il mondo.

Un risotto con gli ossobuchi un po’ fantasioso cucinato dal marito. Polemiche tra moglie e marito sulla preparazione della suddetta ricetta (la gremolada non si sente/sì, si sente, il risotto meglio a parte o cucinato insieme alla salsina, sì, ma se lo cucini con la salsina niente zafferano che mi copre tutto, etc.). Occhi stanchi, per tutti.  Una poltrona e ancora nuove discussioni, questa volta si parla di lavoro e dell’abisso tra pubblico e privato. Sì, c’è nervosismo.
E POI… il tuo bimbo, per la prima volta, si stacca dal divano e, senza pensarci troppo, fa i suoi primi favolosi passetti verso di te. E ti riconcilia con tutto, per molto molto tempo.

Tu piccoletto, sei così. Mi sorprendi con le tue conquiste, sempre. Trasformi una giornata qualunque, e anche un pochino storta, in un momento di festa. Senza preavviso, cancelli di colpo stanchezza e nervoso, e scolpisci nel cuore momenti indelebili, che il mio cuore di mamma serberà sempre. Ti ringrazio per aver aspettato proprio questo giorno, 8 novembre 2010, proprio quell’attimo, e, soprattutto, proprio ME e il tuo PAPÁ,  per lanciarti alla scoperta della vita.
Ora si apre una nuova fase, per tutti. Da adesso in avanti, i tuoi passi saranno sempre meno incerti e scoprirai man mano la gioia di correre ed esplorare da solo la realtà (anche se per il momento, dopo un paio di bis ieri sera, ora non vuoi più staccarti…chissà forse hai cominciato a pensare troppo a cosa stavi facendo!). La tua mamma dovrà avere mille occhi, rimboccarsi le maniche e rincorrerti un po’. Ti dovrà lasciare andare, quando la tua voglia di conoscere il mondo e la sua sostanza avrà la meglio sulle coccole in braccio. Dovrà imparare a lasciarti cadere, perché in fondo serve anche quello.  Ma sappi che, come ieri sera, quando vorrai le sue braccia saranno sempre pronte ad accoglierti.

Aprimi, o Signore, il sentiero della vita
e guidami sulle strade dei tuoi desideri;
insegnami i paesi della tua dimora
e fa risplendere ai miei occhi la meta delle mie fatiche.
[…] Concedimi di capire gli uomini
che incontro sul mio cammino
e il dolore che nascondono,
quelli che dividono con me la fatica della strada,
l’amore dell’avventura,
la soddisfazione della scoperta.
[…]Fammi sentire la voce della strada:
quella che mi invita sulle vie del mondo
a conoscere sempre più i segni del tuo amore,
quella che batte il cammino dei cuori,
che conosce il sentiero delle altezze
dove tu abiti nello splendore della verità.

Benvenuta

Abbiamo esultato quando la tua mammina ci ha cripticamente annunciato il tuo prossimo arrivo.

Abbiamo partecipato ai commoventi “incontri preparatori” tra te e lei, attraverso le tenere parole che ci ha regalato in questo “tempo dell’attesa”. 

Abbiamo scorso col dito i giorni sul calendario, in un virtuale ma partecipe conto alla rovescia.

Abbiamo trattenuto il fiato, incrociando le dita quando sembravi impaziente di arrivare, precorrendo un pò troppo i tempi.

E ora sei qua, tra le braccia amorevoli di mamma e papà. E noi blog-zie, che non ti conosciamo ma ti vogliamo già bene, non possiamo che accoglierti con squilli di tromba e farti sentire il nostro affetto, asciugandoci una lacrimuccia di felicità. Reale, non virtuale. 

Benvenuta, piccolina.

Ciù is meil che uan

Ritrovarsi sul divano a fare versetti scemi, andando in estasi ogni volta che sembri risponderci, e pensare che non c’è nulla di più divertente.

Andare al cinema in due, dopo tanto tempo, rilassarsi sapendoti in mani sicure, e nonostante un film coinvolgente… sentire che manca qualcosa… o qualcuno.

Entusiasmarsi per una cacca killer che ti sporca fino al collo, perché era un pò che facevi fatica e la prima cosa che il papà chiedeva rientrando a casa era “Oggi l’ha fatta?”.

Sorprendersi di quante cose si possono fare con una mano sola, e della sempre maggiore confidenza che entrambi abbiamo con le operazioni di vestizione/svestizione.

Fare la ola per un rutto post-pappa particolarmente virulento o per una scorreggina che arriva e si fa sentire.. (Nano, non durerà a lungo, mettitela via. Approfittane adesso, prima che queste cose vengano pesantemente redarguite)

Guardare la tua mano che si muove mentre mangi, e spesso ti fa assumere una posa da supereroe in procinto di salvare il mondo. 

Sentire il tuo respiro rilassarsi quando sei in braccio, perché siamo bravi e sappiamo addormentarci anche da soli nella culla, ma scivolare nel sonno con il cuore di mamma in sottofondo… beh, vuoi mettere?

Intenerirsi ascoltando il tuo papà che inventa filastrocche e canzoncine solo per te. 

Andare in brodo di giuggiule per una bocca sdentata che si apre in sorrisoni non appena sente la tua voce.

Sono già due mesi, Folletto, che sei con noi… Stai diventando sempre più interattivo, ed è davvero fantastico. Ogni giorno cambi, ogni giorno è come il primo, ogni giorno ti scopriamo e ci scopriamo diversi, ma sempre più innamorati di te. Grazie per averci fatto entrare in questo mondo, fatto di piccole grandi cose. La tua mamma

Dillo alla luna

Una giornata uggiosa, che fa venire voglia di stare a letto al calduccio (e non è escluso che lo faccia, 🙂 ) aspettando che si aprano le danze… ma non subito subito, che il paparino è via per lavoro a 100km da noi e rientra stasera, e non mi pare il caso che in autostrada infranga la barriera del suono per arrivare in tempo all’evento. Sarebbe una vera beffa, considerando che di solito lavora a meno di 10 km da casa…

Weekend con umore un pò altalenante, è arrivato quel momento che credo colpisca tutte le future mamme in cui ti rendi conto che il cambiamento totale ti investirà come un treno ad alta velocità. Ho pensato all’equilibrio della nostra coppia, mi sono chiesta se saremo così bravi da trovare naturalmente la nostra nuova dimensione di famiglia. Mi sono anche chiesta cose pratiche, come ad esempio se mio marito mi aiuterà in casa, riuscirà a capire che per un pò sarò troppo scombussolata per essere attenta ad altro che non sia il frugoletto. Non sarò sola, per carità, ci sono mia mamma e mia suocera che non aspettano altro che io alzi un dito per precipitarsi in mio soccorso. Ma non è la stessa cosa, la prima persona su cui voglio poter contare è ovviamente lui… mi sono chiesta se questo concetto era già chiaro anche a lui, o se lo sarebbe diventato una volta arrivato il principino.

Insomma, ora che la parola DOPO significa DOMANI, un pò di ansia mi ha afferrato. Non è durata tanto, è stata presto sopraffatta dalla gioia e dalla curiosità di guardare negli occhi questo gioiellino che, ancora adesso, si scatena nella mia pancia.

E poi, la reazione del marito quando gli ho espresso un pò queste paure, mi ha fatto capire che saprà stupirmi con effetti speciali.

Ora vado veramente a coccolarmi un pò a letto, anche perché non ho molto da fare, ormai è davvero tutto pronto. Stanotte si fa la luna nuova, chissà che non sia la volta buona…

luna crescente  

Punto nave e punto croce

Quando ormai ci avviciniamo al traguardo delle 32 settimane, quando ormai il porto di arrivo è sempre più vicino e quasi se ne scorge l’orizzonte, come ogni buon capitano di vascello che si rispetti, lascio qualche appunto sul diario di bordo, per tracciare un punto nave che mi aiuti a focalizzare sempre più la mia rotta.

IO E IL MIO MONDO

  • Fisicamente sto benissimo. Scongiurata la minaccia del diabete, continuo tranquilla e in forze questa avventura. Gli unici effetti collaterali che posso registrare sono un caldo bestiale, qualche crampo notturno e un aumento sproporzionato delle visite in bagno. Ho cominciato ad integrare un pò il ferro, più in via preventiva che altro, per cui la mattina tra spirulina, acido folico e GlobalFe vari il tavolo della colazione sembra un banco di farmacia.
  • Mi sento bella, e gli altri mi vedono più bella. Tanto che molti commentano che questa volta il detto “Mamma bea, ‘na putea” (Traduzione: se la mamma è bella, è una bimba) è stato contraddetto in pieno. I più coriacei, insinuano errori ecografici e sorprese alla nascita. Che si sa, la saggezza popolare non sbaglia mai.
  • Mentalmente sto ancora meglio. La gravidanza mi ha regalato una grandissima forza, e una fiducia in me stessa che non pensavo di avere. Sono rilassata, non mi spaventa il parto e credo di aver raggiunto  un buon equilibrio, utile per affrontare serenamente il dopo. Forse l’unico piccolo timore è legato all’allattamento, ma sono sicura che le energie positive di questi mesi diventeranno fonte preziosa a cui attingere in caso di difficoltà. 
  • Chiunque, e per chiunque intendo qualunque essere umano dotato di parola, dall’impiegato in posta alla cassiera del supermercato, dall’amico d’infanzia ai parenti, fino al perfetto sconosciuto incrociato per strada, deve esordire sempre con la stessa frase “Ormai ci siamo, eh?”. Seguito dall’immancabile “Quanto manca?“. E tutti a stupirsi quando dico che nasce a novembre. Ok, ho una bella pancetta (ma, non per vantarmi è solo quella!), ok vi sembra più grande della media (ma esiste davvero una media? E comunque, guardando le pance al corso non sono così esagerata…), ok non avete ancora capito che quando si dice 9 mesi – ergo 40 settimane – si intendono 9 mesi COMPLETI e che quindi i bimbi nascono più o meno alla soglia del 10° mese di gravidanza, ok tutte queste cose…MA ADESSO BASTA! Comincio a diventare veramente insofferente verso l’altrui curiosità. Penso che l’ultimo mese mi chiuderò in casa.
  • Stiamo cominciando ad assemblare i pezzi, cameretta per il nanerotto, corredino per l’ospedale, etc. etc.  acchiappando ove possibile tutti i lasciti/prestiti che ci capitano a tiro, la sua presenza è sempre più tangibile non solo per me, e tutti stiamo prendendo coscienza del fatto che manca davvero poco. Anche se, personalmente, questa consapevolezza mi ha colpito veramente e in pieno solo durante l’ultima lezione del corso, quando l’ostetrica, parlando della posizione dei pargoli in pancia, ha detto “Tranquille, di norma assumono la posizione definitiva verso le 35 settimane, per cui avete ancora 2-3 settimane di tempo!”. Solo 2-3 settimane di tempo??? :-O
  • è proprio vero che gli ultimi mesi sono i più pesanti. Nel senso che devi incastrare tanti di quegli impegni, visite, eco, controlli particolari, corsi, etc. etc. che ti ci vorrebbero giornate da 36 ore per riuscire a fare tutto. Sul lavoro a fine mese cade una scadenza importante, per cui queste ultime settimane sono state davvero complicate… col risultato che ci ha rimesso la palestra! Sigh.
  • Quando comincerò a stare a casa, mi diletterò nel punto croce per decorare copertine, bavette e affini preparate dalla suocera. Che, per inciso, dovrà anche insegnarmi un pò l’ABC del lavoro a maglia. Perché la sottoscritta sa a mala pena tenere un ago in mano e attaccare un bottone. Ci sarà da divertirsi… In fondo, sarà ottobre, farà freddino (spero!) e già mi vedo a sferruzzare vicino alla stufa, nel tepore della mia casetta. No, in realtà non mi ci vedo per nulla. Ma tentar non nuoce, no? Magari mi appassiono… E poi, mio marito (mooolto tradizionalista!) ci tiene a queste cose, e voglio fargli una sorpresa…

IL MIO NANEROTTOLO

  • Il nanetto sta benissimo. è vivace e un pò dispettoso, quando è ora di farsi prendere le misure dai dottori sguscia via come una biscetta. Il gine lunedì all’ultimo controllo ha detto che da podalico si è girato a testa in giù, ma ha ancora spazio per cui non esclude ulteriori capovolgimenti. Ormai ha raggiunto 1,7 kg di peso, ha un bel femorino lunghetto e una testina tanto caruccia, tonda tonda (ok, nano, ma non esagerare con le dimensioni della tua bella testolina… che il passaggio verso la vita è quello che è!!).
  • Nel giro di 3 settimane ha incassato i complimenti di ben 3 medici tra ecografi e ginecologi che lo hanno osservato/studiato/misurato… fa già strage di cuori prima ancora di nascere!!
  • L’ecografia biometrica mi ha lasciato in eredità una sua foto a dir poco spettacolare. Si vede chiaramente il profilo, il nasino, la boccuccia, il braccetto che tiene sollevato e appoggiato alla fronte. Sembra dormire, ed è assolutamente identico al suo papà. Ho ritagliato la foto, la porto sempre con me e la mostro a tutti come un trofeo. Starei delle ore a guardarla.
  • Alla faccia del tanto decantato Mozart, il mostriciattolo si scatena al ritmo di Elio e Le Storie Tese.

IO E IL NANEROTTOLO

  • Non pensavo si potesse sperimentare una comunicazione così profonda. Le risposte puntuali alle mie carezze sulla pancia. E il fatto che capisce al volo i miei stati d’animo, e quando, magari al lavoro, sono un pò stanca o incavolata per qualcosa, arriva puntuale un suo movimento, delicato o deciso che sia, a ricordarmi che c’è lui, lì, insieme a me… l’effetto calmante è assicurato!
  • Nonostante sia consigliato, sia io che il marito difficilmente parliamo alla pancia. Non so, non è una cosa che mi viene spontanea, le poche volte che lo faccio mi forzo un pò… forse perché, credo che la comunicazione che ho descritto sopra, sia ben potente e completa…
  • Vivace sì, ma difficilmente tira dei calcioni tanto forti da farmi male. E soprattutto, ammore di mamma, la notte mi lascia dormire! (non si può dire altrettando della mia vescica, ma lasciamo perdere...)
  • Non vedo l’ora di vederlo. E, allo stesso tempo, mi mancheranno da morire queste sensazioni, queste onde in pancia, questa comunione totale,… in poche parole, il fatto di averlo dentro di me.    

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