Posts Tagged 'genitori e figli'

Musica maestro!

Va bene che si tratta di una scelta di tutto rispetto.

Va bene che per i bimbi la routine è fon-da-men-ta-le e da tanta sicurezza.

Va bene che in sincrono con ogni canzone parte uno sculettamento suo e di tutti i suoi compagni di giochi (siano essi orsetti, mollette, o fiorellini) che fa schiantare dal ridere.

Va bene che ogni tanto si diverte a creare con l’ausilio della sua fidata pianolina insoliti remix e variazioni sul tema.

Va bene che dal “Valzer del Moscerino” di qualche settimana fa sono stati fatti enormi e inconfutabili progressi.

Però anche “L.A. Woman” dei Doors dopo 700 ascolti in loop potrebbe venire a noia.

Mi sa che è ora di introdurre il concetto di “Il mondo è bello perché vario”.

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Bandiera bianca

Doveva succedere. Abbiamo resistito con orgoglio e un pizzico di incredulità a un lungo assedio, durato 2 anni e 15 giorni, il che è un grandissimo risultato. C’è chi si arrende subito, pure in via preventiva, perché “tanto prima o poi, tutti…” . Noi no. Ci siamo quasi illusi di poter essere l’eccezione che conferma la regola, moderni Spartacus contro la dittatura del nebulizzatore. Ma ieri abbiamo capitolato, anche noi.

Ieri è entrato nella nostra casa il primo apparecchio dell’aerosol, a causa di una bruttissima tosse del Folletto che bisogna provare a calmare. Seguito, come è immaginabile, dalle prime urla di sdegno del rampollo all’appropinquarsi dell’odiosa mascherina. E così sia.

Speriamo di non diventarne schiavi. Intanto any suggestion su come evitare o quantomeno smorzare le tragedie greche dell’erede?

Sembra ieri… era ieri!

Stralci di conversazioni follettesche.

1. Bagno, alle prese con la sempre più complessa operazione di cambio pannolino. Siamo al momento topico in cui il regal culetto viene messo sotto acqua.

” MAMMAA! è calda! TROPPO calda!”

no, fermi un attimo… fino a non molti mesi fa ACCA era parola universale dai molteplici e reconditi significati e adesso relativizziamo aggettivi come niente fosse?? Dov’è che mi sono persa?

2. Cucina, la mattina dopo suo compleanno.

“Mamma, no voj latte”  “Ah sì? E cosa ti dà la mamma?” “Voj fae colazione… dei glandi… co caffè!” Eh certo… il caffé ai 2 e per il 3° compleanno… facciamo spritz? Inutile dire che il suo è rimasto un pio desiderio, ma che impressione…

3. Sera, siamo ai riti della buonanotte. Dopo latte, cambio, pigiama e lavaggio dentini il nostro Folletto sale in camera con la mamma e si getta sul lettone. Subito però scende, si avvicina al comodino, prende la mia rivista e me la passa, poi prende il suo libretto ed esclama:

“Mamma! Anch’io LEGGIO!”

Ma allora, è proprio vero che ti distrai un attimo e sono già grandi!

4. Soggiorno, momento di gioco selvaggio, si sente un colpo e parte il piantino… vado da lui, mi guarda con occhi lacrimosi…

“Mamma! Fatto bua qvi… Mi dai un bacino?”

Fiuuuu… sospiro di sollievo. Posso godermelo ancora un po’.

Tempi migliori cercasi

Sto fissando il pc con gli occhi ancora stropicciati dal sonno, e l’indice dell’umore ai minimi storici. La giornata di pioggia battente non aiuta, il fatto di essermi alzata col buio pesto e la sensazione di non essere mai andata a letto, nemmeno.
È di nuovo lunedì, si ricomincia con imprecazioni bisbigliate che fanno da contrappunto ai BIP della sveglia, con le baby pappe programmate al dettaglio (… non ne posso più!!!! Ma quando mette altri due-denti-due in modo da poter cominciare ad assimilare la sua dieta alla nostra???), con la scorta di passato di verdure frullata alle dieci di sera, con le corse che mi fanno assomigliare alla biglia impazzita in un flipper.
Si ricomincia con lo sguardo interrogativo e leggermente inquisitorio del Folletto, mentre lo scarico tra le braccia della nonna dopo 2 intere giornate passate con me e che, già lo so, si tramuterà in una punitiva indifferenza al mio ritorno. Si ricomincia con la pessima, orribile impressione di non riuscire a dedicargli abbastanza tempo, e al momento il refrain del “tempo di qualità” non mi convince. Si ricomincia con la brutta sensazione di perdere il contatto con lui, di non essere io a dargli i primi fondamentali insegnamenti. PERCHÉ NON CI SONO,e quando ci SONO devo barcamenarmi tra lo stare con lui e occuparmi di altre enne cose, per poter essere anche una brava moglie/dama del focolare, oltre che una brava mamma. I sensi di colpa sono come la sfiga, ci vedono benissimo, e per quanto tenti di inserire la modalità guerriera e schivarli al grido di “non mi avrete mai!”, loro ti fregano sempre e comunque.
Il consorte aiuta, per quello, certo non si ammazza durante la settimana però se c’è da preparare la cena mentre io do la pappa al piccoletto (o viceversa) non si tira indietro. È più partecipe nel weekend, soprattutto quando, forse in concomitanza con la luna piena, si trasforma nella colf assassina e non si placa fino a quando l’angolo che ha deciso di pulire (perché tendenzialmente la furia si concentra su un punto preciso, che so, l’angolo cucina o il bagno) non è tirato a lucido.
Solo, non riesce a capire davvero la mia necessità di passare più tempo col bimbo. Non capisce il motivo della mia reticenza a lasciarlo ancora alle cure dei nonni se noi siamo a casa, né il mio sorriso di circostanza quando mi sento dire dalla suocera “Eh, il nonno si chiede come mai il suo nipotino sparisce il sabato e la domenica… ma io gli dico che ci sono anche gli altri nonni e i suoi genitori” (ECCO BRAVA! E se è necessario, glielo ribadisco io…). Non concepisce che possa essere gelosa, d’altronde sono i suoi genitori, d’altronde lui è venuto su con sua nonna pertanto crede che questa sia la normalità. Dovrei essere più diretta e dirgli che per me, cresciuta con mia madre e con l’unica nonna a più di 500 km di distanza, è dura vedere mio figlio non buttarmi le braccia al collo, anzi piangere e disperarsi perché lo porto via. È fatica  ricacciare indietro le lacrime e abbozzare sorrisi tirati, tanto più se sua nonna, che in certi frangenti non è di certo una campionessa di sensibilità, non perde occasione per pigolare “No, aspetta che non mi faccio vedere dal piccolo, che sennò poi piange” (tranne poi piazzarsi fuori dalla finestra a fare ciao ciao con la manina). E no, non è normale.
Ho scelto io di rientrare a lavoro relativamente presto, l’ho fatto in maniera consapevole, per una maggiore tranquillità di tutti. Sono rientrata anche perché avevo la disponibilità dei nonni, che – devo riconoscerlo altrimenti li dipingo come mostri! 🙂 – sono bravi e attenti, e questo mi fa passare la giornata lavorativa serena, sapendolo sereno nel suo ambiente. Ho anche valutato il fatto che più tempo lasciavo passare, più il distacco rischiava di essere traumatico per il Folletto. E, finora, non mi sono pentita. Ma ora io, che ho sempre guardato con sospetto i figli mammoni, e ho cercato di coltivare fin da subito l’autonomia della prole, guardo con un po’ di invidia le mamme con i figli aggrappati come koala.
Sapevo che la crisi sarebbe arrivata, ora speriamo passi presto. Probabilmente, basta solo aspettare che diventi un po’ più grandicello, e che certe incombenze spariscano (leggasi menù differenziati in famiglia), perché tutto si ridimensioni. Intanto, l’importante è che non dubiti mai, che lui è il mio amore grande, il mio orgoglio, la mia vita. E questo, son sicura, lo legge tutti i giorni nei miei occhi e nei miei sorrisi. In attesa di tempi migliori.

Ciù is meil che uan

Ritrovarsi sul divano a fare versetti scemi, andando in estasi ogni volta che sembri risponderci, e pensare che non c’è nulla di più divertente.

Andare al cinema in due, dopo tanto tempo, rilassarsi sapendoti in mani sicure, e nonostante un film coinvolgente… sentire che manca qualcosa… o qualcuno.

Entusiasmarsi per una cacca killer che ti sporca fino al collo, perché era un pò che facevi fatica e la prima cosa che il papà chiedeva rientrando a casa era “Oggi l’ha fatta?”.

Sorprendersi di quante cose si possono fare con una mano sola, e della sempre maggiore confidenza che entrambi abbiamo con le operazioni di vestizione/svestizione.

Fare la ola per un rutto post-pappa particolarmente virulento o per una scorreggina che arriva e si fa sentire.. (Nano, non durerà a lungo, mettitela via. Approfittane adesso, prima che queste cose vengano pesantemente redarguite)

Guardare la tua mano che si muove mentre mangi, e spesso ti fa assumere una posa da supereroe in procinto di salvare il mondo. 

Sentire il tuo respiro rilassarsi quando sei in braccio, perché siamo bravi e sappiamo addormentarci anche da soli nella culla, ma scivolare nel sonno con il cuore di mamma in sottofondo… beh, vuoi mettere?

Intenerirsi ascoltando il tuo papà che inventa filastrocche e canzoncine solo per te. 

Andare in brodo di giuggiule per una bocca sdentata che si apre in sorrisoni non appena sente la tua voce.

Sono già due mesi, Folletto, che sei con noi… Stai diventando sempre più interattivo, ed è davvero fantastico. Ogni giorno cambi, ogni giorno è come il primo, ogni giorno ti scopriamo e ci scopriamo diversi, ma sempre più innamorati di te. Grazie per averci fatto entrare in questo mondo, fatto di piccole grandi cose. La tua mamma


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