Archive for the 'L'angolo della critica' Category

Curiosità da supermercato

1. Vedere al banco frigo la piada XXY e notare con estremo sollievo che “LA PIADINA è su FACEBOOK”: non notarlo sarebbe stato ben più strano, visto che tale scritta ricopriva quasi metà della confezione, a discapito di altre informazioni superflue tipo valori nutrizionali o data di scadenza… Sono molto tentata di creare un profilo faccialibro solo per poter chiedere l’amicizia alla PiadAIna-cibo degli-dei, e leggere status come “stasera incontra lo squacquerone”.

2. Tutta la Nutella che trovo nei nostri supermercati, meraviglioso incontro tra il buon cioccolato le rinomate nocciole del Piemonte, prodotto di punta di quella Ferrero con sede a Alba (CN), arriva da uno stabilimento in provincia di Avellino. Cioè, mi volete dire che le nocciole piemontesi e il miglior cioccolato, insomma questa pasta gianduia di “chiara” provenienza DOC, si fa migliaia di chilometri per essere lavorata ad Avellino e poi rispedita su? (non mi sento di escludere che nei supermercati di Avellino ci sia Nutella prodotta ad Alba…). Alla faccia del chilometro zero.

Tempi migliori cercasi

Sto fissando il pc con gli occhi ancora stropicciati dal sonno, e l’indice dell’umore ai minimi storici. La giornata di pioggia battente non aiuta, il fatto di essermi alzata col buio pesto e la sensazione di non essere mai andata a letto, nemmeno.
È di nuovo lunedì, si ricomincia con imprecazioni bisbigliate che fanno da contrappunto ai BIP della sveglia, con le baby pappe programmate al dettaglio (… non ne posso più!!!! Ma quando mette altri due-denti-due in modo da poter cominciare ad assimilare la sua dieta alla nostra???), con la scorta di passato di verdure frullata alle dieci di sera, con le corse che mi fanno assomigliare alla biglia impazzita in un flipper.
Si ricomincia con lo sguardo interrogativo e leggermente inquisitorio del Folletto, mentre lo scarico tra le braccia della nonna dopo 2 intere giornate passate con me e che, già lo so, si tramuterà in una punitiva indifferenza al mio ritorno. Si ricomincia con la pessima, orribile impressione di non riuscire a dedicargli abbastanza tempo, e al momento il refrain del “tempo di qualità” non mi convince. Si ricomincia con la brutta sensazione di perdere il contatto con lui, di non essere io a dargli i primi fondamentali insegnamenti. PERCHÉ NON CI SONO,e quando ci SONO devo barcamenarmi tra lo stare con lui e occuparmi di altre enne cose, per poter essere anche una brava moglie/dama del focolare, oltre che una brava mamma. I sensi di colpa sono come la sfiga, ci vedono benissimo, e per quanto tenti di inserire la modalità guerriera e schivarli al grido di “non mi avrete mai!”, loro ti fregano sempre e comunque.
Il consorte aiuta, per quello, certo non si ammazza durante la settimana però se c’è da preparare la cena mentre io do la pappa al piccoletto (o viceversa) non si tira indietro. È più partecipe nel weekend, soprattutto quando, forse in concomitanza con la luna piena, si trasforma nella colf assassina e non si placa fino a quando l’angolo che ha deciso di pulire (perché tendenzialmente la furia si concentra su un punto preciso, che so, l’angolo cucina o il bagno) non è tirato a lucido.
Solo, non riesce a capire davvero la mia necessità di passare più tempo col bimbo. Non capisce il motivo della mia reticenza a lasciarlo ancora alle cure dei nonni se noi siamo a casa, né il mio sorriso di circostanza quando mi sento dire dalla suocera “Eh, il nonno si chiede come mai il suo nipotino sparisce il sabato e la domenica… ma io gli dico che ci sono anche gli altri nonni e i suoi genitori” (ECCO BRAVA! E se è necessario, glielo ribadisco io…). Non concepisce che possa essere gelosa, d’altronde sono i suoi genitori, d’altronde lui è venuto su con sua nonna pertanto crede che questa sia la normalità. Dovrei essere più diretta e dirgli che per me, cresciuta con mia madre e con l’unica nonna a più di 500 km di distanza, è dura vedere mio figlio non buttarmi le braccia al collo, anzi piangere e disperarsi perché lo porto via. È fatica  ricacciare indietro le lacrime e abbozzare sorrisi tirati, tanto più se sua nonna, che in certi frangenti non è di certo una campionessa di sensibilità, non perde occasione per pigolare “No, aspetta che non mi faccio vedere dal piccolo, che sennò poi piange” (tranne poi piazzarsi fuori dalla finestra a fare ciao ciao con la manina). E no, non è normale.
Ho scelto io di rientrare a lavoro relativamente presto, l’ho fatto in maniera consapevole, per una maggiore tranquillità di tutti. Sono rientrata anche perché avevo la disponibilità dei nonni, che – devo riconoscerlo altrimenti li dipingo come mostri! 🙂 – sono bravi e attenti, e questo mi fa passare la giornata lavorativa serena, sapendolo sereno nel suo ambiente. Ho anche valutato il fatto che più tempo lasciavo passare, più il distacco rischiava di essere traumatico per il Folletto. E, finora, non mi sono pentita. Ma ora io, che ho sempre guardato con sospetto i figli mammoni, e ho cercato di coltivare fin da subito l’autonomia della prole, guardo con un po’ di invidia le mamme con i figli aggrappati come koala.
Sapevo che la crisi sarebbe arrivata, ora speriamo passi presto. Probabilmente, basta solo aspettare che diventi un po’ più grandicello, e che certe incombenze spariscano (leggasi menù differenziati in famiglia), perché tutto si ridimensioni. Intanto, l’importante è che non dubiti mai, che lui è il mio amore grande, il mio orgoglio, la mia vita. E questo, son sicura, lo legge tutti i giorni nei miei occhi e nei miei sorrisi. In attesa di tempi migliori.

Aveva ragione lui

è dura ammetterlo, visto il personaggio. è dura rendersi conto che forse non si è trattato della solita esternazione idiota a cui ci ha ormai abituato, per non dire pericolosamente assueffatto. Questa volta il Re dei Padani mi sa che c’ha preso. Italia-Slovacchia è stata una partita comprata.

Dagli Slovacchi, però.

(che se fosse scesa in campo la squadra dell’oratorio avrebbe giocato con più convinzione. )

Lo dico?

Vabbè, lo dico…non ho visto Avatar e non ho nessuna intenzione di farlo. Sono convintissima che abbia dei meravigliosi effetti speciali, e da quanto ho sentito la storia è carina e il messaggio che lancia è assolutamente condivisibile. Dunque?

Il fatto è che non sopporto i film reclamizzati fino alla nausea, i kolossal che già al primo ciak, sono candidati a sbancare i botteghini di tutto il mondo. A me viene l’orticaria quando la gente ti chiede “Ma come non l’hai ANCORA visto?” dando per scontato che sicuramente anche tu staccherai il biglietto.

E James Cameron è un maestro in questa operazione di marketing. Stessa sorte toccò a Titanic, quando uscì al cinema. Era inimmaginabile che una persona non fosse interessata ad andare a vedere un transatlantico che si schianta contro un iceberg… 4 ore della tua vita, e sai già come va a finire. No, grazie. Non l’ho visto al cinema e neanche in tivù, che in 4 ore si possono fare molte cose interessanti. Ricordo una compagna universitaria che mi disse: “No, guarda, non puoi non vedere questo capolavoro, se vuoi ti accompagno io… l’ho già visto tre volte e tutte e tre le volte ho pianto…”. Beh, le risparmiai di spendere altri soldi per inondare di lacrime la poltroncina del cinema una quarta volta. 

Ecco, l’ho detto.

è un pregiudizio, lo so… faccio la figura della snob che guarda solo i film recensiti da Ghezzi, lo so… ma che ci posso fare?


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